Novità

E’ da presumere che prescindendo dalla sua fruizione estetica l’opera d’arte dovrebbe accentuare la sua funzione di strumento di “rivelazione del divino”. Credo che ora sia il momento di indagare l’altra parte della coscienza che alcuni studiosi chiamano “ultracoscienza”, nella quale i meccanismi della logica e le proprietà dello spirito seguono regole diverse. L’opera d’arte dovrebbe permettere di intuire quest’altro universo, un universo parallelo a quello conosciuto, nel quale la mente umana sembra assumere una insolita visione delle cose. Non diversamente dai mistici, gli artisti potrebbero riuscire a risvegliare quelle facoltà sconosciute dell’intelletto che guidano sulla soglia dello spirito. Il prodotto artistico potrebbe avere dunque una funzione parallela a quella della preghiera e del rito, con lo stesso potere evocativo capace di far dischiudere l’animo alla calda luminosità dell’Assoluto.

Patrizia Patti